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Gli ingegneri sono protagonisti silenziosi della vita quotidiana di tutti. Progettano le infrastrutture su cui ci muoviamo, garantiscono la sicurezza degli edifici in cui viviamo, sviluppano le tecnologie che usiamo ogni giorno. Eppure, negli ultimi anni, la figura dell’ingegnere ha perso visibilità e riconoscimento — sia nel dibattito pubblico sia nei rapporti con le istituzioni e i committenti. Una professione che richiede anni di formazione, aggiornamento continuo e responsabilità rilevanti offre prestazioni che devono essere riconosciute anche dal punto di vista economico, sia quando è espressa da ingegneri dipendenti sia da ingegneri liberi professionisti. L’Ordine deve farsi promotore attivo della dignità e dell’identità professionale degli ingegneri, riaffermando con chiarezza il valore del loro contributo alla collettività. Questo significa aprirsi al territorio e alla società civile, promuovendo iniziative che rendano visibile il ruolo degli ingegneri su temi di interesse generale: la mitigazione del rischio sismico, del rischio idrogeologico, la gestione sostenibile delle risorse naturali, la qualità delle infrastrutture, la sicurezza del costruito, la sicurezza e la continuità operativa dei sistemi informatici e l’innovazione tecnologica al servizio delle persone più fragili. Gli ingegneri hanno molto da dire su questi temi — e la comunità ha molto da guadagnare nell’ascoltarli. C’è poi un ambito in cui l’ingegneria sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, ma che spesso resta ai margini del dibattito: quello dell’innovazione digitale applicata al sociale e al terzo settore. L’ingegneria dell’informazione e quella biomedica, integrate con le altre discipline, stanno contribuendo a trasformare i servizi socio-sanitari, il supporto alle persone con disabilità e l’assistenza agli anziani. Sono ambiti in cui la competenza tecnica incontra bisogni umani concreti, e in cui l’Ordine può e deve farsi portavoce del valore che gli ingegneri portano alla collettività — non solo nelle grandi opere, ma anche nella vita quotidiana di chi è più vulnerabile.
Un Ordine che sa parlare alla comunità dei cittadini dà autorevolezza ai propri iscritti e contribuisce a restituire alla professione il riconoscimento che merita.
Un Ordine autorevole è un Ordine che sa dialogare con le istituzioni in modo continuo e costruttivo. La nostra competenza è di ambito provinciale, ma le decisioni che riguardano il territorio non si fermano ai confini amministrativi. Le relazioni con gli enti regionali sono state delegate alla Federazione Regionale degli Ingegneri delle Marche: riteniamo però essenziale che i rappresentanti della Federazione si confrontino con i Consigli degli Ordini provinciali prima di esprimere qualsiasi parere ufficiale. Su tematiche rilevanti, come il piano dei rifiuti, non è accettabile che il Presidente della Federazione si esprima — come è accaduto di recente — senza aver ascoltato né gli Ordini provinciali né il Consiglio di Federazione. La partecipazione e la condivisione delle scelte non sono un optional: sono un principio irrinunciabile.
Ci piace immaginare che nei prossimi quattro anni sempre più iscritti all’Albo si sentano davvero protagonisti della vita dell’Ordine. Le assemblee devono diventare occasioni reali di confronto, in cui la parola agli iscritti non sia un’eccezione ma una prassi consolidata, incoraggiata fin dalla convocazione. Le proposte e i suggerimenti dei colleghi rappresentano una risorsa preziosa per il lavoro dei consiglieri e meritano di essere ascoltati con attenzione. I coordinatori delle commissioni, così come il Consiglio di Disciplina, dovranno avere momenti dedicati per rendere conto alla comunità delle attività svolte.
Chi rappresenta l’Ordine all’esterno lo fa con impegno e senso di responsabilità, spesso a titolo personale e senza adeguate garanzie. Vogliamo cambiare questo. I colleghi che, su indicazione dell’Ordine, fanno parte di commissioni esterne — come le Commissioni di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo o il Comitato Tecnico Regionale — meritano ogni necessaria tutela professionale, assicurativa e legale. Allo stesso modo, proporremo un riconoscimento concreto per chi dedica il proprio tempo al Consiglio di Disciplina e alla Commissione Pareri: organismi fondamentali per il corretto funzionamento dell’Ordine, che non possono essere dati per scontati.
Le commissioni tematiche sono uno degli strumenti più preziosi di cui l’Ordine dispone, e vogliamo restituire loro il ruolo che meritano. Nel quadriennio che si sta concludendo non tutte hanno lavorato con la continuità e la produttività necessarie: nel prossimo quadriennio vogliamo che tutte le commissioni tematiche si riuniscano regolarmente, producano proposte concrete ed eventi di qualità. Perché questo accada, è indispensabile che il Consiglio Direttivo non si limiti ad ascoltare, ma sostenga attivamente le iniziative che emergono dal basso. I consiglieri referenti per ciascuna commissione tematica avranno il compito di stimolare la partecipazione, dare continuità al lavoro e monitorarne i risultati. Il Consiglio Direttivo dovrà attuare le proposte ricevute dalle commissioni tematiche.
Esercitare la professione di ingegnere è oggi una sfida sempre più articolata. Organizzarsi in società di ingegneria o di professionisti, investire nelle certificazioni richieste dai bandi pubblici, muoversi con competenza in ambito fiscale, legale e nella partecipazione ai bandi europei: sono percorsi complessi, che molti colleghi affrontano in solitudine, senza punti di riferimento adeguati. Vogliamo che l’Ordine diventi quel punto di riferimento. Il nostro obiettivo è investire in uno staff professionale dedicato, capace di affiancare gli iscritti nei momenti di transizione più delicati: l’avvio dell’attività, il passaggio da dipendente a libero professionista o viceversa, la trasformazione dello studio tecnico in società di ingegneria, il trasferimento di sede. Uno staff che orienti, supporti e offra assistenza fiscale e legale di primo livello — in presenza o attraverso gli strumenti digitali disponibili. Perché nessun iscritto dovrebbe dover affrontare da solo le sfide della professione.
Ogni anno l’affitto della sede attuale comporta una spesa di circa 60.000 euro — risorse che escono dall’Ordine senza generare alcun patrimonio (i bilanci approvati sono consultabili nella sezione Trasparenza del sito web). Riteniamo sia giunto il momento di compiere una scelta diversa: acquistare una sede di proprietà, adeguata alle esigenze di una comunità professionale moderna. Una sede con una sala corsi da almeno 100 posti, per non dover dipendere da spazi esterni per la maggior parte degli eventi formativi, e con aree attrezzate per il coworking, pensate per i colleghi che si affacciano alla libera professione. La strada è percorribile: vendendo la sede di Piazza del Plebiscito e combinando il ricavato con parte delle riserve in cassa e un mutuo, potremo realizzare un investimento duraturo per il futuro — come settant’anni fa seppero fare i consiglieri di allora. Una casa per gli ingegneri del nostro Ordine.
Il tema dei compensi è centrale per la dignità della professione e non può essere ulteriormente rinviato. I compensi a vacazione sono rimasti fermi al 2009: un’immobilità che non riflette né l’evoluzione del mercato né la complessità crescente delle prestazioni richieste agli ingegneri. Nel frattempo, stanno emergendo nuove attività professionali per le quali non esistono ancora parametri tariffari adeguati. Ci impegniamo a lavorare per colmare questo vuoto, elaborando riferimenti aggiornati e coerenti con la realtà attuale. Un’attenzione particolare merita il rapporto con i committenti privati. In questo ambito, l’assenza di un orientamento condiviso sulle tariffe espone i colleghi a una concorrenza al ribasso che danneggia l’intera categoria — e, in ultima analisi, anche i committenti stessi, che rischiano di ottenere prestazioni inadeguate a fronte di prezzi stracciati. L’Ordine deve farsi promotore di una maggiore omogeneità tariffaria, a tutela della qualità delle prestazioni e della sostenibilità economica della professione.
Molti Ordini provinciali hanno già costituito una Fondazione, riconoscendone il valore come strumento operativo agile e complementare al Consiglio Direttivo. Ci impegniamo a fare altrettanto, istituendo la Fondazione degli Ingegneri della Provincia di Ancona con l’obiettivo di affidarle la gestione delle attività formative, sportive, ricreative e aggregative, nonché i progetti di innovazione e le iniziative orientate al futuro. Il confronto diretto con colleghi di Ordini che hanno già percorso questa strada ha confermato l’efficacia di un simile strumento: un braccio operativo concreto, capace di moltiplicare le opportunità per gli iscritti.
Istituiremo un Comitato Tecnico Scientifico composto da ingegneri con notevole esperienza nei vari settori e da professori universitari. Il Comitato avrà il compito di fornire al Consiglio dell’Ordine suggerimenti e indirizzi strategici, con uno sguardo costantemente proiettato al futuro: all’evoluzione del mondo delle costruzioni, delle infrastrutture materiali e immateriali, e agli scenari della professione che renderanno possibile pianificare con lungimiranza le attività formative e di orientamento.
Ogni anno il nostro Ordine versa circa 46.000 euro — 16 euro per iscritto — alla Federazione degli Ingegneri delle Marche. A nostro avviso i servizi ottenuti non sono proporzionati alla somma versata. Se saremo eletti, chiederemo un incremento significativo e misurabile dei servizi che la Federazione dovrà garantire agli iscritti. L’ultimo bilancio consuntivo approvato evidenzia un fondo cassa di 170.000 euro: una riserva di tale entità non ha giustificazione, poiché le risorse disponibili dovrebbero essere investite in servizi concreti per gli iscritti, non accumulate senza uno scopo preciso. Qualora la Federazione non fosse in grado di soddisfare queste richieste, proporremo di ridurre la quota pro capite, trattenendo nell’Ordine le risorse necessarie per offrire direttamente servizi migliori e per sostenere il lavoro delle commissioni e del Consiglio di Disciplina.
La nostra lista include quattro candidati appartenenti ai nuovi settori dell’ingegneria — una scelta che testimonia in modo concreto l’attenzione che vogliamo dedicare ai temi della trasformazione digitale, dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione in ambito pubblico e industriale. Su questi fronti i nostri candidati si impegnano da tempo nell’ambito del Comitato Italiano Ingegneria dell’Informazione e nel Network Giovani del CNI. Agli obiettivi già indicati nel capitolo sulla formazione aggiungiamo la necessità di organizzare eventi formativi altamente specializzati — che richiedono investimenti significativi ma che riteniamo irrinunciabili — anche per incentivare gli ingegneri non ancora iscritti all’Albo a entrare a far parte della nostra comunità ordinistica.
La collaborazione con le associazioni delle imprese — Confindustria, Confapi, Confartigianato, CNA e altre — è per noi una priorità strategica. Intendiamo svilupparla nell’ambito della formazione, nella determinazione dei prezzari delle opere pubbliche e private e in settori di crescente rilevanza come Industria 4.0 e finanza agevolata. Un dialogo strutturato con il tessuto produttivo del territorio è la premessa per un Ordine che conti davvero.
Le attività sportive, aggregative e culturali sono molto più di un momento di svago: sono uno strumento prezioso per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e per avvicinare i laureati in ingegneria non ancora iscritti all’Albo. Dal 2007 il nostro Ordine organizza queste attività con continuità, e i risultati si vedono: molti dei colleghi coinvolti fanno oggi parte delle commissioni, del Consiglio di Disciplina e del Consiglio Direttivo.
Essere iscritti all’Ordine deve avere un valore tangibile anche nella vita quotidiana. Per questo proporremo ai gestori di teatri e cinema di siglare convenzioni che consentano agli iscritti di acquistare abbonamenti e biglietti a prezzi scontati. Ci impegneremo inoltre a stipulare accordi con fornitori di servizi e attrezzature professionali: i costi di alcuni applicativi software e di strumentazioni specialistiche sono spesso elevati, e convenzioni mirate potranno garantire condizioni vantaggiose per tutti gli iscritti. Ci confronteremo anche con compagnie e broker assicurativi per offrire polizze a condizioni vantaggiose.
Continueremo l’esperienza del fondo di solidarietà a favore dei colleghi in reale difficoltà. Perché una comunità professionale che si definisce tale non lascia indietro nessuno.
Una comunità professionale che non investe nei propri giovani non cresce: si limita a ripetersi. Per questo vogliamo mettere i giovani ingegneri al centro, non domani ma adesso, offrendo loro spazio, strumenti e fiducia. Ripartiamo dal lavoro già avviato con il Network Giovani, rafforzandolo e rendendolo strutturale all’interno dell’Ordine, con una Commissione Giovani attiva e realmente coinvolta nelle decisioni. Allo stesso tempo, vogliamo accompagnare i primi anni di attività con percorsi concreti di orientamento, tutoraggio tra pari e supporto professionale su temi come bandi, previdenza e gestione dello studio. Investiremo in formazione accessibile e qualificata, con convenzioni per ridurre i costi, e faciliteremo l’accesso alle certificazioni professionali, sempre più richieste dal mercato. L’Ordine dovrà diventare anche uno spazio fisico e quotidiano: un luogo in cui lavorare, incontrarsi e costruire relazioni, grazie anche a postazioni di coworking dedicate ai giovani professionisti. Vogliamo inoltre rafforzare il dialogo con il territorio e con l’università, promuovendo attività di orientamento rivolte ai laureandi, soprattutto nei settori oggi meno rappresentati. Perché un Ordine che accoglie, orienta e accompagna fin dai primi passi non è solo più giusto: è più forte.
Gli ingegneri che lavorano nelle aziende private rappresentano una parte fondamentale della nostra comunità professionale, ma oggi sono troppo spesso poco valorizzati nei contesti lavorativi e ai margini delle attività dell’Ordine. Questo deve cambiare. Vogliamo un Ordine che li metta al centro:
- formazione accessibile e realmente fruibile, con corsi su tematiche industriali e gestionali e webinar anche fuori dall’orario di lavoro;
- accordi con le associazioni di categoria (Confindustria, Confapi, Confartigianato, CNA…) per riconoscere la formazione come attività lavorativa;
- pieno riconoscimento dell’esperienza maturata in azienda come aggiornamento professionale.
L’obiettivo è rendere l’Ordine un punto di riferimento concreto anche per chi non esercita la libera professione.
Gli ingegneri che operano nella Pubblica Amministrazione svolgono un ruolo strategico e assumono responsabilità rilevanti, spesso senza adeguate tutele. È necessario un cambio di passo.
Ci impegniamo a supportare concretamente questi professionisti, promuovendo coperture assicurative adeguate rispetto ai rischi connessi ai ruoli svolti: dalla progettazione alla direzione dei lavori, fino al collaudo. La tutela deve riguardare sia la responsabilità amministrativa sia quella tecnica, in un contesto normativo complesso e in continua evoluzione. Per questo vogliamo attivare un tavolo di confronto con gli Enti e con le compagnie assicurative, con l’obiettivo di individuare soluzioni chiare, sostenibili e uniformi, realmente accessibili agli iscritti. L’Ordine deve essere un punto di riferimento concreto, in grado di fornire un supporto che non sia solo formale, ma realmente utile per tutelare la collettività, garantendo la sicurezza e la qualità dell’ operato degli ingegneri nella pubblica amministrazione.
La formazione è da sempre una delle attività centrali della vita ordinistica. Nel corso degli anni l’Ordine ha organizzato numerosi eventi in collaborazione con Università, Comandi dei Vigili del Fuoco, liberi professionisti, imprese e associazioni di categoria, riuscendo spesso a renderli gratuiti. Ci impegniamo a organizzare attività formative sulla gestione delle autorizzazioni e comunicazioni per edilizia e urbanistica. Pensiamo sia necessario investire di più su argomenti fondamentali come la mitigazione del rischio idrogeologico e sismico. Allo stesso tempo investiremo nella formazione su tematiche emergenti e specialistiche: dalla progettazione di opere marittime, all’ingegneria industriale a quella dell’informazione. In questi settori il numero di iscritti all’Albo è inferiore rispetto al settore civile e ambientale, il che rende più difficile raggiungere un bacino sufficiente di partecipanti per eventi molto specialistici. Per questo ci impegniamo affinché anche questi corsi e seminari possano svolgersi a costi moderati o gratuiti, come già avviene per le tematiche più consolidate.
Uno dei problemi più concreti che gli ingegneri liberi professionisti affrontano ogni giorno è la moltiplicazione degli adempimenti burocratici. Chi vuole lavorare con le Pubbliche Amministrazioni è oggi costretto a iscriversi separatamente a ogni portale appalti degli enti con cui intende operare: un dispendio di tempo e risorse che riteniamo inaccettabile. Ci impegniamo a trovare una soluzione strutturale: un’iscrizione unica a un portale regionale gerarchico che consenta l’accreditamento automatico a tutti gli altri portali appalti certificati della Regione Marche. Il quadro normativo lo consente e lo incoraggia — il D.Lgs. 36/2023 e il Codice dell’Amministrazione Digitale stabiliscono chiaramente che i sistemi informatici delle Pubbliche Amministrazioni devono essere interoperabili. Chiederemo un confronto con la Regione Marche e promuoveremo un tavolo di lavoro con i responsabili dei portali appalti e i fornitori dei sistemi, per tradurre questo obiettivo in una soluzione concreta e duratura a beneficio di tutti gli iscritti.
Un numero significativo di ingegneri opera nel mondo della scuola, in particolare negli istituti tecnici e professionali, contribuendo alla formazione delle nuove generazioni. Anche per loro l’Ordine deve essere un punto di riferimento attivo. Il primo tema riguarda l’esclusione da INARCASSA: riteniamo che gli ingegneri docenti che esercitano anche la libera professione debbano poter accedere alla Cassa, superando un’ingiustificata disparità, anche alla luce del contributo integrativo richiesto. Ci impegniamo a sollecitare il Consiglio Nazionale Ingegneri affinché si faccia promotore di questa istanza presso Inarcassa. Il secondo tema riguarda la riforma degli istituti tecnici (modello 4+2), che sta generando diffuse preoccupazioni tra i docenti. Anche su questo fronte, riteniamo necessario un ruolo attivo dell’Ordine, chiedendo al CNI di aprire un confronto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito per tutelare la qualità della formazione tecnica e il ruolo degli ingegneri nella scuola.